domenica 15 dicembre 2013

La febbre del gioco

Poco più di un milione di studenti italiani delle scuole superiori dice di aver giocato soldi almeno una volta nel corso del  2009,  e  sono  i maschi  a giocare di più rispetto  alle femmine.  
Nell'ultimo decennio si è assistito ad un incremento del numero di studenti coinvolti nel gioco d’azzardo e, sebbene in Italia sia vietato ai minori di 18 anni, nel  2009  circa 420.000  studenti e 250.000 studentesse minorenni hanno giocato d’azzardo.
Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i generi risulta in pole position :il Gratta e vinci, seguito dalle Scommesse Sportive e Lotto/Superenalotto,invece tipicamente  maschili risultano essere le macchine da gioco elettroniche.  
La linea che divide il gioco semplice a banale ,dal gioco invece d’azzardo è sottile, ci si può trovare nel giro di pochissimo tempo a diventare giocatori assidui e patologici. È solo negli ultimi anni che il gioco d’azzardo è stato riconosciuto come malattia mentale, chiamato nella moderna classificazione medica: GAP. Questa realtà è una tematica di estrema rilevanza ad oggi, anche e soprattutto per il carattere sociale che sta avendo. Si aprono così prospettive politiche e  azioni di prevenzione e si propongono delle misure più restrittive, per quanto riguarda la pubblicità del gioco. le scelte di prevenire sono doverose da  fare ma necessarie, in quanto la ludopatia coinvolge attualmente 1 milione di persone in Italia, 300.000 sono i giocatori a rischio e 170.000 gli adolescenti (dati resi pubblici da Marco Polizzi , presidente dell’associazione Primo Consumo ).
Vi riporto qui sotto una ricerca condotta da CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo)


Osservando la società: fotografia del gioco d’azzardo in Italia
Il settore del gioco d’azzardo è la terza industria in Italia per fatturato. Nel 2011 sono stati raccolti 79,9 mld di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2010. Si noti che a fronte di un aumento esponenziale della raccolta nell'ultimo decennio, le entrate erariali dal gioco d'azzardo sono rimaste pressoché invariate. A trainare il settore dei giochi ci sono le Newslot e le VLT (Video Lottery) che, nel 2011, hanno incassato 41,6 mld, seguite da Lotto e Lotterie, con un introito di 19,4 mld di euro.
Figura 1: Raccolta totale ed entrate erariali del gioco d'azzardo in Italia (dati in milioni di Euro, fonte AAMS)

Andando ancora più indietro nel tempo, dal 1990 la raccolta è aumentata dell’810% ed il peso del comparto del gioco nell’ economia italiana è passato dallo 0,6% del PIL del 1990, sino al 5% stimato per il 2011. Tuttavia nello stesso periodo il PIL è aumentato soltanto dell’11,1%.
Se si considera il dato ancora più significativo della spesa per il gioco d'azzardo (ottenuta sottraendo alla raccolta le vincite restituite ai giocatori), l'Italia è ai primi posti al mondo per spesa assoluta, e addirittura al secondo posto (dopo l'Australia) per spesa rispetto al PIL. Nel 2011, la spesa per gioco d'azzardo in Italia è stata pari allo 0.87% del PIL, ovvero una percentuale molto vicina a quella che lo Stato italiano investe per l'Università e la ricerca scientifica.
Tabella 1: Spesa per gioco d'azzardo nel 2011 e percentuale rispetto al PIL (fonte [5])

Il guadagno facile e la mancata richiesta di particolari abilità diventano miraggio per troppi italiani. Secondo una Ricerca del CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo) è stimato che in Italia vi siano 1 milione e 720 mila giocatori a rischio e ben 708.225 giocatori adulti patologici, ai quali occorre sommare l'11% di giocatori patologici minorenni e quelli a rischio. I giocatori patologici dichiarano di giocare oltre tre volte alla settimana e di spendere ogni mese dai 600 euro in su, di cui i due terzi spendono oltre 1.200 euro al mese.
Anche la popolazione giovanile, persuasa anche dalla pervasività delle campagne pubblicitarie (si veda ad esempio Figura 2), si rivela molto sensibile al fascino del gioco. In Italia gioca saltuariamente il 47% degli studenti fra i 15 ed i 19 anni. La maggior parte degli studenti “giocatori” (67,5%) ha un profilo di gioco “non a rischio”; quasi il 22% presenta un profilo di rischio basso, mentre circa l'11% presenta un profilo di rischio moderato-grave .
Figura 2: Testimonial di grido e messaggi semplici ed efficaci. Ma è proprio vero che “è più semplice vincere che giocare”?


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