Poco più di un milione di studenti italiani delle scuole superiori dice di aver giocato soldi almeno una volta nel
corso del 2009, e sono i maschi a giocare di più rispetto
alle femmine.
Nell'ultimo decennio si è assistito ad un incremento del numero di studenti coinvolti nel gioco d’azzardo e, sebbene in Italia sia vietato ai minori di 18 anni, nel
2009 circa 420.000 studenti e 250.000 studentesse minorenni hanno giocato d’azzardo.
Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i generi risulta in pole position :il Gratta e vinci, seguito dalle Scommesse Sportive e Lotto/Superenalotto,invece tipicamente maschili risultano essere le macchine da gioco elettroniche.
La linea che divide il
gioco semplice a banale ,dal gioco invece d’azzardo è sottile, ci si può trovare
nel giro di pochissimo tempo a diventare giocatori assidui e patologici. È solo
negli ultimi anni che il gioco d’azzardo è stato riconosciuto come malattia
mentale, chiamato nella moderna classificazione medica: GAP. Questa realtà è
una tematica di estrema rilevanza ad oggi, anche e soprattutto per il carattere
sociale che sta avendo. Si aprono così prospettive politiche e azioni di prevenzione e si propongono delle misure più restrittive, per quanto riguarda la pubblicità del gioco. le scelte di prevenire sono doverose da fare ma necessarie, in quanto la ludopatia coinvolge attualmente 1 milione di
persone in Italia, 300.000 sono i giocatori a rischio e 170.000 gli adolescenti
(dati resi pubblici da Marco Polizzi , presidente dell’associazione Primo Consumo
).
Vi riporto qui sotto
una ricerca condotta da CONAGGA (Coordinamento
Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo)
Osservando la società:
fotografia del gioco d’azzardo in Italia
Il settore del gioco d’azzardo è la terza industria in Italia per
fatturato. Nel 2011 sono stati raccolti 79,9 mld di euro, con una crescita del
30% rispetto al 2010. Si noti che a fronte di un aumento esponenziale della
raccolta nell'ultimo decennio, le entrate erariali dal gioco d'azzardo sono
rimaste pressoché invariate. A trainare il settore dei giochi ci sono le Newslot
e le VLT (Video Lottery) che, nel 2011, hanno incassato 41,6 mld, seguite da
Lotto e Lotterie, con un introito di 19,4 mld di euro.
Figura
1: Raccolta totale ed entrate erariali del gioco d'azzardo in Italia (dati in
milioni di Euro, fonte AAMS)
Andando ancora più indietro nel tempo, dal 1990 la raccolta è
aumentata dell’810% ed il peso del comparto del gioco nell’ economia italiana è
passato dallo 0,6% del PIL del 1990, sino al 5% stimato per il 2011. Tuttavia
nello stesso periodo il PIL è aumentato soltanto dell’11,1%.
Se si considera il dato ancora più significativo della spesa per
il gioco d'azzardo (ottenuta sottraendo alla raccolta le vincite restituite ai
giocatori), l'Italia è ai primi posti al mondo per spesa
assoluta, e addirittura al secondo posto (dopo l'Australia) per spesa rispetto
al PIL. Nel 2011, la spesa per gioco d'azzardo in Italia è stata pari allo
0.87% del PIL, ovvero una percentuale molto vicina a quella che lo Stato
italiano investe per l'Università e la ricerca scientifica.
Tabella
1: Spesa per gioco d'azzardo nel 2011 e percentuale rispetto al PIL (fonte [5])
Il guadagno facile e la mancata richiesta di particolari abilità
diventano miraggio per troppi italiani. Secondo una Ricerca del CONAGGA
(Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo) è stimato che in
Italia vi siano 1 milione e 720 mila giocatori a rischio e ben 708.225
giocatori adulti patologici, ai quali occorre sommare l'11% di giocatori
patologici minorenni e quelli a rischio. I giocatori patologici dichiarano di
giocare oltre tre volte alla settimana e di spendere ogni mese dai 600 euro in
su, di cui i due terzi spendono oltre 1.200 euro al mese.
Anche la popolazione giovanile, persuasa anche dalla pervasività
delle campagne pubblicitarie (si veda ad esempio Figura 2), si rivela molto
sensibile al fascino del gioco. In Italia gioca saltuariamente il 47% degli
studenti fra i 15 ed i 19 anni. La maggior parte degli studenti “giocatori”
(67,5%) ha un profilo di gioco “non a rischio”; quasi il 22% presenta un
profilo di rischio basso, mentre circa l'11% presenta un profilo di rischio
moderato-grave .
Figura
2: Testimonial di grido e messaggi semplici ed efficaci. Ma è proprio vero che
“è più semplice vincere che giocare”?
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