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venerdì 10 gennaio 2014

Adolescenti: sempre più indecisi e insicuri??

Il rischio di cellularomania e la distorsione di innumerevoli funzioni psicologico-sociali sono presenti in forme maggiori nei ragazzi adolescenti, in quanto l’età evolutiva è il momento dell’apprendimento delle modalità di contatto sociale reale e delle capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni. 
La comunicazione attraverso il telefonino, infatti, potrebbe finire per divenire l’unica capacità di mettersi in relazione e contemporaneamente la sua costante possibilità di contatto non stimola né la capacità di controllare il rinvio della soddisfazione dei bisogni che si concretizza nell’attesa, né la conseguente creatività che si sviluppa nell’attesa. 
In tal modo, il pensiero lascia sempre più spazio all’azione, al prezzo dell’incapacità crescente di reggere la lontananza e il distacco, perdendo di vista che essi non sono esclusivamente pesi da alleviare, ma anche spazi che è possibile colmare coltivando quelle importanti dimensioni psicologiche rappresentate dalla fantasia e dalle immagini interiori. 
Inoltre, l’abuso della possibilità di superare le barriere spazio-temporali sembra rendere i ragazzi sempre di più approssimativi, ossia incapaci di prendere decisioni e impegni precisi, in virtù della possibilità di rinviare le scelte e gli appuntamenti a momenti successivi di contatto.

Noi genitori vogliamo questo per i nostri figli? Vogliamo crescere adolescenti indecisi e insicuri e magari incapaci di prendere in mano la propria vita?
Lottiamo contro queste nuove dipendenze, aiutiamo i nostri figli a costruire la propria identità in modo pieno e autentico!

domenica 5 gennaio 2014

SMS: cc..cm va??

Il sistema dei messaggini telefonici ha trovato ben presto grande diffusione in relazione alle possibilità di conciliare un mezzo di comunicazione economico, scritto (e quindi conservabile) e indiretto quanto una lettera. Prima, infatti, chi non riusciva ad esprimere qualcosa verbalmente, poteva farlo attraverso una cartolina o con una lettera. Chi di noi non ha usato carta e penna per dichiarare il proprio amore al nostro amato/a?
Oggi ciò è possibile attraverso una e-mail o, più velocemente e più alla portata di tutti, attraverso un sms.

Da una recente indagine ISTAT in Italia, sull’uso dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie, è infatti emerso che il cellulare occupa il 2° posto, dopo il televisore.
Ben presto la necessità di esprimere tanto attraverso uno short message ha portato allo sviluppo di un linguaggio sintetico, fatto di abbreviazioni e codici che è indubbiamente più diffuso tra i giovani e che rappresenta il vero rischio della dipendenza da sms, soprattutto in età evolutiva. Alcuni studi hanno infatti osservato come il  linguaggio sintetico rischia di prendere il sopravvento tra le funzioni cognitive ed emotive in via di sviluppo, predisponendo alla strutturazione di una forma di pensiero eccessivamente sintetico.
Certo le caratteristiche del cellulare sono affascinanti: può essere usato dovunque e in qualunque momento, dà la possibilità di essere raggiunti in ogni momento, può essere sempre portato con sé, lasciato acceso o spento a piacimento.

Quando l’uso non è più critico e controllato si entrare nella dipendenza.
Il ritiro progressivo dal mondo reale viene determinato dalla perdita di interessi, da improvvisi cambiamenti d’umore, da disturbi del sonno e dell’alimentazione. L’uso eccessivo, l’invio a ripetizione velocissimo di SMS , il tempo prolungato passato al cellulare anche a giocare con i giochi interattivi sono comportamenti problematici e come spesso succede tra gli adolescenti li espone al rischio della nuova dipendenza.

martedì 31 dicembre 2013

La libertà è così bella!!!!!!!!!!!

L’allarme arriva direttamente dalla Società di Pediatria: chi sta su internet più di 3 ore al giorno mangia peggio, fuma e beve di più, legge meno, va peggio a scuola e fa meno sport.
L’eccesso di Internet influisce negativamente sugli adolescenti, peggiorando anche su comportamenti ed abitudini non direttamente collegate all’uso della Rete.
Lo dice l’Osservatorio della Società Italiana di Pediatria nello studio su Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani, che indaga annualmente, dal 1997, un campione nazionale di adolescenti che frequentano la terza media (12-14 anni). Gli adolescenti che navigano su Internet per più di 3 ore al giorno (21,3% del totale – dato 2012) mangiano peggio, sono più inclini al rischio, fumano e bevono di più, leggono di meno, hanno un rendimento scolastico inferiore, hanno comportamenti sessuali più “adultizzati”, praticano meno sport e lo fanno con un atteggiamento molto più orientato alla vittoria che alla pratica ludica. Vorrei attirare la vostra attenzione sulla tabella che segue, pubblicata dal giornale la  Stampa, che traduce dei problemi in dati realistici, dedicate almeno 20 sec che possono aiutare, non perdete il vostro tempo , forse verrà arricchito. 


Il rapporto Sip è stato diffuso a Bologna in occasione del 69mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria. Cresce la fruizione di Internet (che ormai più essere considerata universale in quella fascia d’età); cresce la fruizione quotidiana (riguardava il 42% nel 2008 oggi riguarda oltre il 70%); cresce la percentuale di ragazzi e ragazze che passa in rete più di 3 ore al giorno (8,6% nel 2008; 21,3% nel 2012). Per non parlare di Facebook, inesistente tra gli adolescenti nel 2008, sul quale oggi ha un proprio profilo circa l’80%.
Ma c’è un altro dato che preoccupa: «La fruizione sempre più massiccia di Internet e, quindi, la sempre maggiore conoscenza dello strumento – commenta Maurizio Tucci, curatore delle indagini SIP e Presidente della Associazione Laboratorio Adolescenza – invece di indurre i giovani utenti ad atteggiamenti più consapevoli e quindi più prudenti, li spinge ad assumere comportamenti sempre più liberi e trasgressivi . In ciò si evidenzia quanto sia carente una adeguata formazione ed informazione, da parte degli adulti di riferimento, su un corretto utilizzo del mezzo».  

(*) per “sconosciuto” si intende un interlocutore col quale si è entrati in contatto solo attraverso Internet 



«Questi dati ci mostrano una parte di adolescenti che vuole crescere in fretta e che desidera legittimamente travalicare i limiti, come accade fisiologicamente in questa fase della vita, ma in realtà senza un’autentica maturazione interiore, perché crescere vuol dire vivere emozioni crescenti che, al contrario, nel mondo del web sono in qualche modo schermate», spiega Federico Tonioni, Responsabile del Centro per le Dipendenze da Internet del Policlinico Gemelli di Roma. “Non si tratta comunque di situazioni patologiche. Il problema nasce quando la vita in Rete non è più in funzione della vita reale ma diventa una realtà esclusiva e non il frutto di una scelta”.
 L’alto livello di interattività che caratterizza anche la televisione rende il tempo di fruizione quasi interminabile e quando un bambino “non si vede e non si sente”, viene a mancare prima di tutto nella mente dei genitori, che in quel momento non lo pensano. Se condizioni del genere diventano la norma, si complica quel rispecchiamento emotivo fondamentale per crescere armonicamente e che rappresenta la base della nostra identità e della capacità di sostenere le relazioni con gli altri. I bambini non hanno bisogno di essere guardati, ma piuttosto di essere ’visti’ e quindi considerati. La prevenzione inizia fin dall’ origine e spetta agli adulti coltivare la relazione emotiva che ogni bambino chiede.
Lo specialista sostiene anche che sarebbe importante incoraggiare i genitori a porre limiti a certi comportamenti , perché di fatto questo significa essere presenti e aiuta i figli a riconoscere i propri confini. Soprattutto in adolescenza il conflitto rappresenta una delle forme più autentiche di comunicazione tra genitori e figli, mentre l’alternativa potenzialmente più dannosa è la compiacenza.

sabato 21 dicembre 2013

Proposta di lettura!


Oggi abbiamo pensato di proporvi un libro relativo alle nuove dipendenze. Potete leggere di seguito una piccola introduzione.


Titolo: Psicopatologia web-mediata. Dipendenza da internet e nuovi fenomeni dissociativi
Autore: Federico Tonioni
Editore: Springer
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 186


Internet ci può far male? L’unica risposta sensata è “dipende”. Da chi siamo, da come lo usiamo, dagli strumenti cognitivi e dalle competenze emozionali che abbiamo a disposizione. Più facile rispondere ad una seconda domanda: internet ci cambia? Certamente sì. Ecco perché questo saggio, apparentemente un manuale per addetti ai lavori, è una lettura utile non solo per i professionisti cui si rivolge - psichiatri, psicologi, educatori - ma per chiunque di noi si interessi alla realtà che ci circonda.
Esperto di dipendenze patologiche e responsabile di una delle poche strutture in Italia dove si trattano le dipendenze da internet, Federico Tonioni va ben oltre i suoi giovani pazienti immersi in un universo virtuale. Affrontando il web per quello che è, una rivoluzione cognitiva che sta cambiando non solo la nostra visione del mondo, ma anche il modo in cui ciascuno di noi vive e sviluppa la propria immagine e la propria identità. E anche l’esperienza di dissociazione di cui parla Tonioni: quella che sfioriamo quando ci immergiamo in un’ esperienza virtuale emotivamente coinvolgente chattando o giocando on line, e che si manifesta in termini clinici, quando attraverso la rete si creano forme di dipendenza da gioco o sesso.
L’autore analizza senza pregiudizi l’era digitale in cui viviamo, cercando di vedere come il cyberspazio interagisca con la nostra realtà. Perché accanto a conseguenze negative ci sono casi in cui la rete crea socialità, accresce competenze, aiuta a superare il disagio. Il che non ne fa uno strumento neutrale, visto che la divisione tra i nativi digitali e noi adulti “immigrati digitali” più o meno competenti sembra destinata ad acuire l’eterna distanza tra genitori e figli adolescenti.
Proprio per fornire ai lettori una base di conoscenze comuni, Tonioni approfondisce i concetti base di dipendenza ma anche la storia di internet e dei suoi prodotti, difficile da “fermare “ in un saggio perché in continua, frenetica evoluzione.

Buona lettura!

domenica 15 dicembre 2013

La febbre del gioco

Poco più di un milione di studenti italiani delle scuole superiori dice di aver giocato soldi almeno una volta nel corso del  2009,  e  sono  i maschi  a giocare di più rispetto  alle femmine.  
Nell'ultimo decennio si è assistito ad un incremento del numero di studenti coinvolti nel gioco d’azzardo e, sebbene in Italia sia vietato ai minori di 18 anni, nel  2009  circa 420.000  studenti e 250.000 studentesse minorenni hanno giocato d’azzardo.
Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i generi risulta in pole position :il Gratta e vinci, seguito dalle Scommesse Sportive e Lotto/Superenalotto,invece tipicamente  maschili risultano essere le macchine da gioco elettroniche.  
La linea che divide il gioco semplice a banale ,dal gioco invece d’azzardo è sottile, ci si può trovare nel giro di pochissimo tempo a diventare giocatori assidui e patologici. È solo negli ultimi anni che il gioco d’azzardo è stato riconosciuto come malattia mentale, chiamato nella moderna classificazione medica: GAP. Questa realtà è una tematica di estrema rilevanza ad oggi, anche e soprattutto per il carattere sociale che sta avendo. Si aprono così prospettive politiche e  azioni di prevenzione e si propongono delle misure più restrittive, per quanto riguarda la pubblicità del gioco. le scelte di prevenire sono doverose da  fare ma necessarie, in quanto la ludopatia coinvolge attualmente 1 milione di persone in Italia, 300.000 sono i giocatori a rischio e 170.000 gli adolescenti (dati resi pubblici da Marco Polizzi , presidente dell’associazione Primo Consumo ).
Vi riporto qui sotto una ricerca condotta da CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo)


Osservando la società: fotografia del gioco d’azzardo in Italia
Il settore del gioco d’azzardo è la terza industria in Italia per fatturato. Nel 2011 sono stati raccolti 79,9 mld di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2010. Si noti che a fronte di un aumento esponenziale della raccolta nell'ultimo decennio, le entrate erariali dal gioco d'azzardo sono rimaste pressoché invariate. A trainare il settore dei giochi ci sono le Newslot e le VLT (Video Lottery) che, nel 2011, hanno incassato 41,6 mld, seguite da Lotto e Lotterie, con un introito di 19,4 mld di euro.
Figura 1: Raccolta totale ed entrate erariali del gioco d'azzardo in Italia (dati in milioni di Euro, fonte AAMS)

Andando ancora più indietro nel tempo, dal 1990 la raccolta è aumentata dell’810% ed il peso del comparto del gioco nell’ economia italiana è passato dallo 0,6% del PIL del 1990, sino al 5% stimato per il 2011. Tuttavia nello stesso periodo il PIL è aumentato soltanto dell’11,1%.
Se si considera il dato ancora più significativo della spesa per il gioco d'azzardo (ottenuta sottraendo alla raccolta le vincite restituite ai giocatori), l'Italia è ai primi posti al mondo per spesa assoluta, e addirittura al secondo posto (dopo l'Australia) per spesa rispetto al PIL. Nel 2011, la spesa per gioco d'azzardo in Italia è stata pari allo 0.87% del PIL, ovvero una percentuale molto vicina a quella che lo Stato italiano investe per l'Università e la ricerca scientifica.
Tabella 1: Spesa per gioco d'azzardo nel 2011 e percentuale rispetto al PIL (fonte [5])

Il guadagno facile e la mancata richiesta di particolari abilità diventano miraggio per troppi italiani. Secondo una Ricerca del CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo) è stimato che in Italia vi siano 1 milione e 720 mila giocatori a rischio e ben 708.225 giocatori adulti patologici, ai quali occorre sommare l'11% di giocatori patologici minorenni e quelli a rischio. I giocatori patologici dichiarano di giocare oltre tre volte alla settimana e di spendere ogni mese dai 600 euro in su, di cui i due terzi spendono oltre 1.200 euro al mese.
Anche la popolazione giovanile, persuasa anche dalla pervasività delle campagne pubblicitarie (si veda ad esempio Figura 2), si rivela molto sensibile al fascino del gioco. In Italia gioca saltuariamente il 47% degli studenti fra i 15 ed i 19 anni. La maggior parte degli studenti “giocatori” (67,5%) ha un profilo di gioco “non a rischio”; quasi il 22% presenta un profilo di rischio basso, mentre circa l'11% presenta un profilo di rischio moderato-grave .
Figura 2: Testimonial di grido e messaggi semplici ed efficaci. Ma è proprio vero che “è più semplice vincere che giocare”?


sabato 14 dicembre 2013

Cellularomania!

I giovani di oggi sono abituati a usare strumenti tecnologici fin da bambini: siamo entrati nella generazione dei “nativi digitali”.
Come gli altri strumenti di comunicazione anche il cellulare rappresenta un mezzo tecnologico di crescente utilizzo ma, come dimostrano recenti e numerosi studi, è anche un oggetto verso il quale si può sviluppare una vera e propria forma di dipendenza. 
Parallelamente alla crescita nell'uso si assiste infatti all’incremento di casi di quella che, in alcuni paesi, è già diventata una “malattia sociale” e che è stata definita “telefonino-dipendenza”, “cellularomania” o “cellulare-addiction”.
La dipendenza dal cellulare può distorcere alcuni elementi fondamentali nella vita di ogni persona. Cerchiamo quindi di informarci e conoscere le conseguenze di un cattivo utilizzo del cellulare; osserviamo alcuni principali rischi:

  • Il cellulare può diventare uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. In tal modo è possibile che la “comunicazione telefonica” diventi un sostituto della “comunicazione reale , che lo strumento tecnico finisca per sostituirsi alla realtà.

  • Il contatto-distacco può finire per far idealizzare il referente delle comunicazioni telefoniche o via sms, sulla base di meccanismi di proiezione di desideri che possono innescarsi facilmente su comunicazioni fatte di brevi conversazioni o di pochi caratteri. 

  • Il cellulare può sviluppare relazioni esclusivamente legate alla sfera mentale-emotiva, che alimentano una frammentazione e un disconoscimento del corpo come irrinunciabile mezzo di contatto nelle relazioni interpersonali.

  • Il cellulare può accelerare eccessivamente alcuni processi di distacco emotivo che prima avevano tempi più “umani” rispetto a quelli tecnologici offerti dal telefono mobile, nel corso dei quali gli irrinunciabili scambi faccia-a-faccia potevano portare a riflessioni importanti, oggi talvolta impossibili.

  • Il cellulare può generare una mancanza della possibilità di sperimentare la dimensione del lutto e la sua possibile elaborazione, una esperienza centrale per la differenziazione tra “mondo interno” e “mondo esterno” che, soprattutto fra i giovani, può rendere confusi e persino “fusi”, con possibili conseguenze negative sulla capacità di mentalizzazione e di interiorizzare l’altro attraverso la rappresentazione fantastica della realtà.

mercoledì 11 dicembre 2013

"Ci becchiamo su facebook ;)"

"Rimani in contatto con le persone della tua vita". Questo è lo slogan con cui Facebook ha conquistato il mondo. Famiglie che si riuniscono dopo anni, amori che sbocciano, nostalgie che riemergono da un passato lontano. È tutto molto bello! Peccato che oggigiorno questa rete sociale, come tantissime altre, stia creando più danni che altro.
Prima di affrontare in specifico i due social network più famosi (facebook e twitter), ritengo opportuno presentare, a livello generale, queste nuove "tendenze virtuali" utilizzate soprattutto dagli adolescenti, e le conseguenze che un utilizzo sbagliato, troppo prolungato e mal gestito di esse può comportare. 
Che cosa è dunque una rete sociale su internet? Un servizio di rete sociale, o servizio di social network, consiste in una struttura informatica che gestisce nel Web le reti basate su relazioni sociali. La struttura è identificata, ad esempio, per mezzo del sito web di riferimento della rete sociale. Si possono definire siti di reti sociali (social network sites) i servizi web che permettono:
  • la creazione di un profilo pubblico o semi-pubblico,
  • l’articolazione di una lista di contatti,
  • la possibilità di scorrere la lista di amici dei propri contatti
Attraverso ciò, questi servizi permettono di gestire e rinsaldare online amicizie preesistenti o di estendere la propria rete di contatti; condividere foto, video e contenuti della propria vita, interessi, curiosità, ecc.
Accanto a tutto questo però, vi sono anche delle caratteristiche negative legate sempre più a fenomeni di vera e propria dipendenza. Gli inglesi le chiamano "Social network addictions" e consistono in vere e proprie "esigenze", se si possono così definire, di aggiornamento del proprio status, condivisione, accettazione o richiesta di amicizia per allargare la propria schiera di amici virtuali. In riferimento a quest'ultimo aspetto, si attua una vera e propria distorsione del senso dei veri rapporti amicali e a sua volta una vera e propria dipendenza da amicizia, altresì detta "amicodipendenza". Esistono vere e proprie gare, competizioni tra gli utenti dei Social Network ad avere più amici che si associano alla propria pagina personale!!!Le richieste di nuove amicizie risultano quasi un riempimento, una conferma e/o un rafforzamento del proprio ego
Questi atteggiamenti comportano problematiche legate alla sfera psicologica (ansia, inadeguatezza, depressione), a quella sociale, famigliare, amicale, lavorativa (situazioni estreme ma non da banalizzare i ritardi dovuti a una connessione internet troppo lenta necessaria per attuare l'aggiornamento del proprio stato) e ancora a quella fisica (emicrania, tachicardia, stress, ecc).

sabato 7 dicembre 2013

Safer Internet Day 2013


Il 5 febbraio 2013 è stato celebrato il Safer Internet Day 2013 - giornata europea dedicata alla sicurezza in rete dei Ragazzi. Pensate che nella sua prima edizione (2004) questa giornata ha coinvolto 14 nazioni, mentre quest'anno è stata celebrata in 90 paesi. Il tema specifico di questa edizione 2013 è stato: Responsabilità e diritti nella rete.

In occasione di questa giornata è stato presentato presso l'Auditorium del Convitto Nazionale "Vittorio Emanuele II" di Roma, il progetto Generazioni Connesse, coordinato dal MIUR e che coinvolge alcune delle principali realtà che si occupano di sensibilizzare i minori ad un utilizzo consapevole di internet.
Il progetto, co-finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del programma Safer Internet, ha promosso degli interventi di sensibilizzazione e formazione in oltre 200 scuole (tra primarie e secondarie di primo grado) su tutto il territorio nazionale. 

Guardate  il video preparato dalla Commissione Europea:

venerdì 6 dicembre 2013

"I forgot my phone"

Fortunatamente ci sono ancora persone (rare ma esistono!) che hanno deciso volontariamente di farne a meno del cellulare. Altre invece sono per l’uso moderato e sano (da usare in caso di emergenza o solo in situazioni davvero necessarie). I più non riescono a vivere senza!
Oggi vi vogliamo mostrare questo filmato che rende l’idea, purtroppo non tanto lontana dall’effettiva realtà, della dipendenza da cellulare che caratterizza la nostra società, e soprattutto i nostri adolescenti.
Il corto s’intitola “I forgot my phone” ed è stato realizzato a Los Angeles da Charlene de Guzman.

giovedì 5 dicembre 2013

Dal telefono al telefonino: cambiamenti socio-psicologici

La tendenza di questo moderno e trasportabile strumento di comunicazione telefonica a diventare nel giro di poco tempo alla portata di tutti, indipendentemente dall’età o dallo status socio-economico, implica delle riflessioni riguardanti le principali funzioni sociali e psicologiche che egli assolve.
In generale possiamo affermare che il cellulare ha comportato l'evoluzione di tre importanti funzioni psicologiche relative sia alla sfera individuale, che a quella relazionale:

1 regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni. Attraverso il telefonino, infatti, si può proteggersi dai rischi dell’impatto emotivo diretto, ma anche si può mantenersi vicini costantemente alle persone, gestendo l’ansia da separazione e la distanza.

2 gestire la solitudine e l’isolamento, assumendo quasi il ruolo di “antidepressivo multimediale”.

3 vivere e dominare la realtà, regalando l’idea di poter essere presente e capace di “fermare il tempo”, con una o più immagini, un’illusione di potere e onnipotenza.

Osservando l'evoluzione di queste funzioni psico-sociali è possibile capire come il telefonino sia un importante strumento di risposta ad alcuni bisogni delle persone. Per gli adolescenti, infatti, esso viene utilizzato come strumento di difesa per affrontare le insicurezze nella comunicazione; i genitori invece, una risposta al proprio bisogno di restare costantemente presenti nella vita dei propri figli, usando il cellulare come un “guinzaglio tematico” .
Bisogna però fare attenzione all'uso e all'importanza che diamo a questo strumento multimediale poiché il suo abuso può comportare conseguenze negative e pericolose, incidendo sulla vita del singolo.

Riflettiamo quindi e aiutiamo i nostri adolescenti a farne un uso adeguato!

mercoledì 27 novembre 2013

L'adolescenza e le nuove dipendenze

L’adolescenza è una fase fondamentale del processo evolutivo, età di passaggio e transizione. Considerata l’età dell’oro, essa è delineata da specifiche caratteristiche e importanti cambiamenti (fisici, psicologici, emozionali,ecc..). 
Gli adolescenti infatti, presi dall'intraprendere il proprio viaggio verso la costruzione di un’identità adulta, non sono più né bambini né adulti. Essi rivendicano le proprie libertà e cominciano a dare maggior attenzione al gruppo dei pari: seguono determinati stili di consumo, specifici codici di linguaggio e di comportamento.
Il gruppo dei pari pertanto sostiene, protegge e ingloba l’adolescente, creando quell'impalcatura necessaria durante il rito di passaggio tra infanzia e adultità; fornisce senso di appartenenza, sostituisce affettivamente la famiglia, amplia le possibilità relazionali e costruisce anche i primi rapporti di coppia.
Nello stesso tempo, la famiglia del giorno d’oggi, pur di guadagnarsi l’amore del figlio è diventata permissiva, disponibile e eccessivamente accogliente. L’adolescente così, si ritrova spesso ad avere già tutto prima ancora di desiderarlo e quindi a lui risulta difficile separarsi da un ambiente-famiglia che si sostituisce, che ne anticipa tutte le difficoltà, spianandogli una strada che diventa infinitamente facile, senza sfide, conquiste o traguardi particolari da aspirare e raggiungere. Tuttavia l’insicurezza, il senso di essere indefiniti, marginali, può creare psicologicamente nell'adolescente un senso di Falso Sé.
Egli può sentirsi inadeguato, poco interessante, pieno di difetti fisici. E una scorciatoia per evitare tale senso di “non andare bene” può essere fornita dalle sostanze. Bevendo alcol, assumendo sostanze stupefacenti, il giovane può arrivare all'illusione di avere finalmente un sé adeguato, spigliato, disinibito, inserito, interessante, accettato.
Se un tempo, la dipendenza riguardava soprattutto l’uso di sostanze come droga e alcol, ora sono implicati anche altri i comportamenti che esprimono il senso di incompletezza e imperfezione presente in alcuni adolescenti. Internet, cibo, tecnologia, gioco d’azzardo, sesso e pornografia, sono tra le new addictions, le moderne dipendenze. Tali dipendenze spingono i giovani a trascurare altre cose, considerate meno importanti come per esempio la famiglia, gli amici, lo studio.
Dobbiamo essere molto attenti a ciò che fanno. La tecnologia diventa una gabbia: la rete fa viaggiare, ma può legare!
Per la famiglia di oggi il compito allora si fa ancora più difficile. Occorre rinegoziare continuamente i ruoli, sapendo trovare una distanza ottimale tra autonomia e coesione, tra attenzione amorevole e indipendenza concessa. Genitori in bilico, acrobati che si sacrificano per il bene dei figli da un lato, e figli che devono imparare a camminare da soli, sapendo che alle spalle c’è sempre una base sicura.