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domenica 29 dicembre 2013

Genitori...all'avanguardia!!

Di fronte ai nostri figli spesso ci troviamo impreparati e non sappiamo come affrontare le nuove sfide che ci presentano tutti i giorni. Abbiamo così pensato di riportarvi 6 regole base da seguire per riuscire ad instaurare un giusto rapporto con i propri ragazzi e affrontare positivamente quel tanto temuto cambiamento: l'adolescenza.
Ecco a voi i nostri consigli:

Comunica con i tuoi figli:
Parlagli dei rischi legati alle nuove tecnologie, senza dare per scontato che li conoscano già. Ma non solo. Comunica su tutto. Un minore che sa gestirsi bene online, spesso ha avuto un buon dialogo con i propri genitori sui temi più importanti della crescita: l’educazione sessuale, come relazionarsi con gli altri, come saper riconoscere e gestire le proprie emozioni. Anche “le regole” dovrebbero essere il risultato di un rapporto comunicativo tra te e loro. Stabilire insieme la quantità di tempo che si può rimanere connessi, come usare i Social Network è un modo per responsabilizzare i nostri figli, oltre che confrontarsi sui tanti temi collegati.

Cerca di essere un buon esempio:
Più il tuo rapporto con le tecnologie sarà sano ed equilibrato, più la stessa cosa succederà ai tuoi figli. Perché quando parliamo di educare, niente è più potente dell’imitazione. I tuoi figli ti studiano, ti imitano senza che te ne renda conto. Pensi di navigare in modo sicuro? Rispetti sempre la privacy delle altre persone? Sai prendere il meglio da Internet o navighi solo per passare il tempo?

Informati su cosa fanno:
Dovresti sempre essere al corrente di cosa fanno i tuoi figli, chi frequentano, cosa gli piace. Su Internet, così come nella vita reale. Solo così potrai valutare, ad esempio, se stanno investendo troppo nella tecnologia, e non hanno abbastanza amici o interessi nella vita “reale”. Anche se c’è un equilibrio, dovresti comunque informarti su che siti frequentano, come gestiscono i loro profili, se conoscono persone nuove, se sanno gestire la propria privacy. Certo, senza invadere mai il loro campo, e a seconda della loro età e maturazione. Se sono già abbastanza grandi dovresti muoverti con discrezione, senza spiarli, navigando insieme ogni tanto, condividendo interessi comuni online.

Aiutali a capire il valore della privacy:
Nella nostra società, la privacy è sempre più importante e coinvolge tanti aspetti della nostra vita, dal rispetto degli altri al diritto a un’intimità personale. Per questo è un concetto chiave nella navigazione sicura, così come per l’educazione dei tuoi figli. Approfittane. Stabilite insieme cosa si può inviare/postare/condividere online e cosa no. Spiegagli il perché. Fagli vedere che c’è anche una legge che regola la privacy e vari modi per difenderla da chi vuole violarla.

Tieniti aggiornato:
Forse non vuoi diventare un “esperto” di computer, ma si tratta del mondo dei tuoi figli e quindi ti conviene informarti almeno sulle nozioni tecniche di base e aggiornarti. Se ancora non ne sai nulla, cerca di capire il più possibile il mondo dei Social Network: è molto probabile che investano parte delle loro energie e dei loro affetti lì dentro. Magari approfittane per navigare insieme a loro. Apriti anche tu un profilo, studia bene come impostare la privacy.

Stimola i loro interessi:
Aiutali a prendere il meglio da Internet, segnalagli siti per crescere, studiare o soddisfare una loro curiosità. Ma anche, e soprattutto, stimolali a trovare interessi fuori dalla Rete: musica, sport, volontariato, amici, arte. C’è tutto un mondo, lì fuori, che è ancora più ricco di cose. Internet dovrebbe essere lo strumento “integrativo” che aiuta a coltivare le proprie passioni nella vita “reale”: condividendo informazioni con chi ha lo stesso interesse, scoprendo nuove attività, nuove emozioni, nuove esperienze.

sabato 28 dicembre 2013

Lo sapevate che........

La situazione in Italia per quanto riguarda la problematica del gioco patologico è ormai conosciuta ma non sempre approfondita in modo adeguato, con l’obiettivo di inaugurare una campagna di prevenzione e non soltanto di cura. È interessante quindi valutare e confrontare la nostra situazione con quella degli altri Paesi, infatti ricerche condotte in Inghilterra, Spagna, Nuova Zelanda, Canada, USA, riportano in modo concorde tutte gli stessi risultati percentuali, cioè che la maggior quantità di giochi a disposizione (sia come numeri che in termini di possibilità di accesso temporale) è direttamente proporzionale ad aumento del numero di popolazione che perde il controllo del gioco e che diventa giocatore problematico o patologico. Negli altri Paesi a differenza dell’Italia, vengono fatti molti più studi e ricerche, mentre il nostro Paese rimane in una situazione di svantaggio e risulta arretrato, sull’ argomento,  rispetto ad altri. Per questo motivo vorrei parlarvi e mettervi al corrente dell’esistenza di un progetto, che forse alcuni conoscono, ne hanno già sentito parlare, oppure non sanno in nessuno modo di che cosa si parla,ecco qui un modo per darvi più informazioni.  È un progetto importante che utilizza una metodologia e un’ approccio al problema innovativa. Si chiama Fate il vostro gioco.
Il progetto si fonda su un ampio studio della matematica del gioco d’azzardo, completamente originale, condotto da Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico torinesi. Il progetto nasce nel 2009 grazie a una mostra dedicata alla matematica del gioco d’azzardo, e da allora si è sviluppato trasformandosi in molte diverse esperienze: una conferenza, un format tv o un corso di formazione per insegnanti e operatori sanitari.
Fate il Nostro gioco nasce da un obiettivo e da una precisa convinzione. L'obiettivo è quello di svelare le regole, i piccoli segreti e le grandi verità che stanno dietro all'immenso fenomeno del gioco d'azzardo in Italia. La convinzione è che il modo migliore per farlo sia usare la matematica come una specie di “antidoto logico”, per creare consapevolezza intorno al gioco e svelare i suoi lati nascosti.
Win For Life, slot machine, videolottery, Superenalotto, Gratta e Vinci, lotto, poker, bingo, roulette, scommesse sportive. Tutti sanno bene cosa sono, e basta accendere la tv o sfogliare la propria rivista preferita per farsi incantare dalle promesse di vincite milionarie. Nonostante la popolarità di questi giochi, però, sono in pochi ad avere un’idea anche solo vaga delle dimensioni del fenomeno. E qui basta un numero a fare bingo: 80. Sono i miliardi di euro che nel 2011 gli italiani hanno speso nel gioco d’azzardo: circa il 30% in più dell’anno precedente e oltre il 400% in più rispetto al 2003. Questo vuol dire che in media ogni italiano, neonati compresi, ha sborsato in un anno 1300 euro per tentare la fortuna.
Ecco: la fortuna. Chi di noi, almeno una volta, non ha creduto al sogno di incontrarla per caso e cambiare vita? Un sogno low cost, la piccola spesa per l’acquisto di un biglietto. Ma quanto è davvero a portata di mano, questo sogno? Quali false credenze influiscono sulla propensione al gioco? Quante informazioni sono concesse al giocatore?
Da queste domande è nata nel 2009  questa esperienza di Fate il Nostro Gioco.
Vi propongo qui di seguito un filmato  di un’intervista che i fondatori del progetto , hanno sostenuto all’ interno del programma televisivo Cosmo su rai3. È interessante la sua visualizzazione perché vengono date delle  informazioni incredibili, di cui “noi umani” non possiamo nemmeno immaginare, la matematica ci svela dei risultati che la nostra mente tante volte non calcola e non prende in considerazione ma è fondamentale che queste informazioni vengano divulgate il più possibile tra la gente, il passaparola è un canale informativo e comunicativo che non passerà mai di moda!!!!!!



domenica 22 dicembre 2013

Mi gioco la vita. Mal d'azzardo: storie vere di giocatori estremi di Silvana Mazzocchi






·         Titolo: Mi gioco la vita. Mal d'azzardo: storie vere di giocatori estremi
·         Autore: Silvana Mazzocchi
·         Editore: Dalai Editore
·         Data di Pubblicazione: Settembre 2005
·         Reparto:  Gioco d'azzardo

Silvana Mazzocchi, autrice del libro,è inviato speciale di«Repubblica». Giornalista e scrittrice, è autrice di vari libri di successo, tra cui: Mostro da niente (1992); Nell’anno della Tigre. Storia di  Adriana Faranda (1994); e, con Andrea Purgatori, Il bello della rabbia (1997), pubblicati per Baldini Castoldi Dalai editore. Mi gioco la vita è l’ampliamento del libro Vite d’azzardo (2002).
Il libro può essere inteso come STORIE di vita vissuta, una lente di ingrandimento sulla sofferenza di chi è rimasto "intrappolato tra le spire del gioco d'azzardo" e di chi è riuscito a liberarsi dalla dipendenza.
Un argomento trattato con la dovuta delicatezza attraverso una grande raccolta di testimonianze, dirette e documentate, che l'autrice comunica con chiarezza, offrendo al lettore una visione emozionante di quella realtà "altrimenti difficile da conoscere e a volte impossibile da capire". Dedicare la lettura a questo libro significa avvicinarsi alla vita vissuta , una sorta di fotografia spontanea sulla realtà, lasciando spazio al potere evocativo che solo la narrazione dell’umana sofferenza possiede. Il lettore è coinvolto in queste pagine, anche per l’emozione e l’intensità con cui viene descritto il viaggio interiore, nell’ esistenza di chi è rimasto intrappolato nel gioco d’azzardo. Grazie alla raccolta di testimonianze dirette e documentate l’autrice riesce a tradurre la voce viva dei protagonisti, offrendo al pubblico la possibilità di udire il racconto vero e diretto delle persone che hanno vissuto nell’ ombra e nell’ inferno della dipendenza, propria o di una persona cara. Il libro ha il potere di lasciar intravedere anche la speranza, la rinascita delle  persone grazie alla terapia. 
Sono testimonianze di cambiamento possibile , il ritrovare finalmente il piacere e la felicità delle e nelle relazioni umane. Questa lettura viene consigliata perché a differenze di altre, più fredde e a carattere di analisi psico- sociologiche , qui si parla di emozioni e di coinvolgimento.



sabato 21 dicembre 2013

Proposta di lettura!


Oggi abbiamo pensato di proporvi un libro relativo alle nuove dipendenze. Potete leggere di seguito una piccola introduzione.


Titolo: Psicopatologia web-mediata. Dipendenza da internet e nuovi fenomeni dissociativi
Autore: Federico Tonioni
Editore: Springer
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 186


Internet ci può far male? L’unica risposta sensata è “dipende”. Da chi siamo, da come lo usiamo, dagli strumenti cognitivi e dalle competenze emozionali che abbiamo a disposizione. Più facile rispondere ad una seconda domanda: internet ci cambia? Certamente sì. Ecco perché questo saggio, apparentemente un manuale per addetti ai lavori, è una lettura utile non solo per i professionisti cui si rivolge - psichiatri, psicologi, educatori - ma per chiunque di noi si interessi alla realtà che ci circonda.
Esperto di dipendenze patologiche e responsabile di una delle poche strutture in Italia dove si trattano le dipendenze da internet, Federico Tonioni va ben oltre i suoi giovani pazienti immersi in un universo virtuale. Affrontando il web per quello che è, una rivoluzione cognitiva che sta cambiando non solo la nostra visione del mondo, ma anche il modo in cui ciascuno di noi vive e sviluppa la propria immagine e la propria identità. E anche l’esperienza di dissociazione di cui parla Tonioni: quella che sfioriamo quando ci immergiamo in un’ esperienza virtuale emotivamente coinvolgente chattando o giocando on line, e che si manifesta in termini clinici, quando attraverso la rete si creano forme di dipendenza da gioco o sesso.
L’autore analizza senza pregiudizi l’era digitale in cui viviamo, cercando di vedere come il cyberspazio interagisca con la nostra realtà. Perché accanto a conseguenze negative ci sono casi in cui la rete crea socialità, accresce competenze, aiuta a superare il disagio. Il che non ne fa uno strumento neutrale, visto che la divisione tra i nativi digitali e noi adulti “immigrati digitali” più o meno competenti sembra destinata ad acuire l’eterna distanza tra genitori e figli adolescenti.
Proprio per fornire ai lettori una base di conoscenze comuni, Tonioni approfondisce i concetti base di dipendenza ma anche la storia di internet e dei suoi prodotti, difficile da “fermare “ in un saggio perché in continua, frenetica evoluzione.

Buona lettura!

domenica 15 dicembre 2013

La febbre del gioco

Poco più di un milione di studenti italiani delle scuole superiori dice di aver giocato soldi almeno una volta nel corso del  2009,  e  sono  i maschi  a giocare di più rispetto  alle femmine.  
Nell'ultimo decennio si è assistito ad un incremento del numero di studenti coinvolti nel gioco d’azzardo e, sebbene in Italia sia vietato ai minori di 18 anni, nel  2009  circa 420.000  studenti e 250.000 studentesse minorenni hanno giocato d’azzardo.
Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i generi risulta in pole position :il Gratta e vinci, seguito dalle Scommesse Sportive e Lotto/Superenalotto,invece tipicamente  maschili risultano essere le macchine da gioco elettroniche.  
La linea che divide il gioco semplice a banale ,dal gioco invece d’azzardo è sottile, ci si può trovare nel giro di pochissimo tempo a diventare giocatori assidui e patologici. È solo negli ultimi anni che il gioco d’azzardo è stato riconosciuto come malattia mentale, chiamato nella moderna classificazione medica: GAP. Questa realtà è una tematica di estrema rilevanza ad oggi, anche e soprattutto per il carattere sociale che sta avendo. Si aprono così prospettive politiche e  azioni di prevenzione e si propongono delle misure più restrittive, per quanto riguarda la pubblicità del gioco. le scelte di prevenire sono doverose da  fare ma necessarie, in quanto la ludopatia coinvolge attualmente 1 milione di persone in Italia, 300.000 sono i giocatori a rischio e 170.000 gli adolescenti (dati resi pubblici da Marco Polizzi , presidente dell’associazione Primo Consumo ).
Vi riporto qui sotto una ricerca condotta da CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo)


Osservando la società: fotografia del gioco d’azzardo in Italia
Il settore del gioco d’azzardo è la terza industria in Italia per fatturato. Nel 2011 sono stati raccolti 79,9 mld di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2010. Si noti che a fronte di un aumento esponenziale della raccolta nell'ultimo decennio, le entrate erariali dal gioco d'azzardo sono rimaste pressoché invariate. A trainare il settore dei giochi ci sono le Newslot e le VLT (Video Lottery) che, nel 2011, hanno incassato 41,6 mld, seguite da Lotto e Lotterie, con un introito di 19,4 mld di euro.
Figura 1: Raccolta totale ed entrate erariali del gioco d'azzardo in Italia (dati in milioni di Euro, fonte AAMS)

Andando ancora più indietro nel tempo, dal 1990 la raccolta è aumentata dell’810% ed il peso del comparto del gioco nell’ economia italiana è passato dallo 0,6% del PIL del 1990, sino al 5% stimato per il 2011. Tuttavia nello stesso periodo il PIL è aumentato soltanto dell’11,1%.
Se si considera il dato ancora più significativo della spesa per il gioco d'azzardo (ottenuta sottraendo alla raccolta le vincite restituite ai giocatori), l'Italia è ai primi posti al mondo per spesa assoluta, e addirittura al secondo posto (dopo l'Australia) per spesa rispetto al PIL. Nel 2011, la spesa per gioco d'azzardo in Italia è stata pari allo 0.87% del PIL, ovvero una percentuale molto vicina a quella che lo Stato italiano investe per l'Università e la ricerca scientifica.
Tabella 1: Spesa per gioco d'azzardo nel 2011 e percentuale rispetto al PIL (fonte [5])

Il guadagno facile e la mancata richiesta di particolari abilità diventano miraggio per troppi italiani. Secondo una Ricerca del CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo) è stimato che in Italia vi siano 1 milione e 720 mila giocatori a rischio e ben 708.225 giocatori adulti patologici, ai quali occorre sommare l'11% di giocatori patologici minorenni e quelli a rischio. I giocatori patologici dichiarano di giocare oltre tre volte alla settimana e di spendere ogni mese dai 600 euro in su, di cui i due terzi spendono oltre 1.200 euro al mese.
Anche la popolazione giovanile, persuasa anche dalla pervasività delle campagne pubblicitarie (si veda ad esempio Figura 2), si rivela molto sensibile al fascino del gioco. In Italia gioca saltuariamente il 47% degli studenti fra i 15 ed i 19 anni. La maggior parte degli studenti “giocatori” (67,5%) ha un profilo di gioco “non a rischio”; quasi il 22% presenta un profilo di rischio basso, mentre circa l'11% presenta un profilo di rischio moderato-grave .
Figura 2: Testimonial di grido e messaggi semplici ed efficaci. Ma è proprio vero che “è più semplice vincere che giocare”?


domenica 1 dicembre 2013

Giochiamo si..ma non d'azzardo navighiamo ma non per affondare




Nell’ era della tecnologia, della trasformazione, della comunicazione, gli input che ci vengono dati dall'esterno sono sempre maggiori e bisogna essere preparati ad affrontarli con gli strumenti adeguati. Si è parlato di nuove dipendenze che si manifestano nell'età adolescenziale, tra queste negli ultimi tempi, soprattutto in Italia ha bussato alla porta delle famiglie: il gioco d’azzardo. È un fenomeno in crescita , l'Italia nel 2006 registra un 2,5% degli adolescenti con una vera e propria “malattia  del gioco”. Uno studio condotto su 40.000 studenti nel 2009 dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) all'interno del progetto "Il gioco è una cosa seria" mette in evidenza che dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in soldi almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al 47%". Di questi, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono i minorenni, corrispondenti al 43% dei minori scolarizzati. Come mai è un fenomeno in aumento tra gli adolescenti??
Proprio per la sua natura.  L’adolescenza è un’ età  evolutiva, caratterizzata dall'impulsività, la ricerca costante di novità e di emozioni sempre nuove accompagnata da un forte bisogno di adrenalina, portando così all'aumento  della vulnerabilità dei giovani ad uso, a volte, patologico del gioco d’azzardo(comprese: slot machine, lotteria nazionale,gratta e vinci,estrazione,giochi di carte e scommesse sportive) e per questo problematico.
In questi ultimi anni i cambiamenti a livello culturale e sociale hanno ritardato sempre di più il
raggiungimento dell’autonomia; il giovane non sviluppa un vero e proprio riconoscimento di sé, si sente più fragile e si rivolge a “oggetti sostitutivi” esterni; fondamentalmente giocano perché non sanno cosa fare, per la voglia di sfida, per il divertimento, per svago, per sfuggire dalla quotidianità e dai problemi.
Tutti questi campanelli di allarme, aprono ad una riflessione profonda e alquanto problematica, che occorre sviscerare …………..ma quali sono veramente le politiche da sviluppare , gli interventi concreti che si possono adottare??non è forse il caso di parlare non di cura ma di prevenzione??

giovedì 28 novembre 2013

Una proposta interessante!


"Le Nuove Dipendenze comprendono tutte quelle nuove forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica"
(LRpsicologia).

Il comune di Ospedaletto Euganeo (PD), venerdì 29 novembre alle ore 20.30, terrà un incontro proprio su tale tematica.

Crediamo possa costituire un'occasione utile soprattutto ai genitori di figli adolescenti che sempre più, oggigiorno, si trovano vittime di questi nuovi comportamenti sociali. Quelle che gli inglesi chiamano “New addictions” sono forme di dipendenza che, pur non comportando l'uso di sostanze psicoattive, hanno effetti preoccupanti che, se portati all'estremo, possono risultare addirittura devastanti.

Se avete l'occasione, fate un salto!









mercoledì 27 novembre 2013

L'adolescenza e le nuove dipendenze

L’adolescenza è una fase fondamentale del processo evolutivo, età di passaggio e transizione. Considerata l’età dell’oro, essa è delineata da specifiche caratteristiche e importanti cambiamenti (fisici, psicologici, emozionali,ecc..). 
Gli adolescenti infatti, presi dall'intraprendere il proprio viaggio verso la costruzione di un’identità adulta, non sono più né bambini né adulti. Essi rivendicano le proprie libertà e cominciano a dare maggior attenzione al gruppo dei pari: seguono determinati stili di consumo, specifici codici di linguaggio e di comportamento.
Il gruppo dei pari pertanto sostiene, protegge e ingloba l’adolescente, creando quell'impalcatura necessaria durante il rito di passaggio tra infanzia e adultità; fornisce senso di appartenenza, sostituisce affettivamente la famiglia, amplia le possibilità relazionali e costruisce anche i primi rapporti di coppia.
Nello stesso tempo, la famiglia del giorno d’oggi, pur di guadagnarsi l’amore del figlio è diventata permissiva, disponibile e eccessivamente accogliente. L’adolescente così, si ritrova spesso ad avere già tutto prima ancora di desiderarlo e quindi a lui risulta difficile separarsi da un ambiente-famiglia che si sostituisce, che ne anticipa tutte le difficoltà, spianandogli una strada che diventa infinitamente facile, senza sfide, conquiste o traguardi particolari da aspirare e raggiungere. Tuttavia l’insicurezza, il senso di essere indefiniti, marginali, può creare psicologicamente nell'adolescente un senso di Falso Sé.
Egli può sentirsi inadeguato, poco interessante, pieno di difetti fisici. E una scorciatoia per evitare tale senso di “non andare bene” può essere fornita dalle sostanze. Bevendo alcol, assumendo sostanze stupefacenti, il giovane può arrivare all'illusione di avere finalmente un sé adeguato, spigliato, disinibito, inserito, interessante, accettato.
Se un tempo, la dipendenza riguardava soprattutto l’uso di sostanze come droga e alcol, ora sono implicati anche altri i comportamenti che esprimono il senso di incompletezza e imperfezione presente in alcuni adolescenti. Internet, cibo, tecnologia, gioco d’azzardo, sesso e pornografia, sono tra le new addictions, le moderne dipendenze. Tali dipendenze spingono i giovani a trascurare altre cose, considerate meno importanti come per esempio la famiglia, gli amici, lo studio.
Dobbiamo essere molto attenti a ciò che fanno. La tecnologia diventa una gabbia: la rete fa viaggiare, ma può legare!
Per la famiglia di oggi il compito allora si fa ancora più difficile. Occorre rinegoziare continuamente i ruoli, sapendo trovare una distanza ottimale tra autonomia e coesione, tra attenzione amorevole e indipendenza concessa. Genitori in bilico, acrobati che si sacrificano per il bene dei figli da un lato, e figli che devono imparare a camminare da soli, sapendo che alle spalle c’è sempre una base sicura.