domenica 1 dicembre 2013

Giochiamo si..ma non d'azzardo navighiamo ma non per affondare




Nell’ era della tecnologia, della trasformazione, della comunicazione, gli input che ci vengono dati dall'esterno sono sempre maggiori e bisogna essere preparati ad affrontarli con gli strumenti adeguati. Si è parlato di nuove dipendenze che si manifestano nell'età adolescenziale, tra queste negli ultimi tempi, soprattutto in Italia ha bussato alla porta delle famiglie: il gioco d’azzardo. È un fenomeno in crescita , l'Italia nel 2006 registra un 2,5% degli adolescenti con una vera e propria “malattia  del gioco”. Uno studio condotto su 40.000 studenti nel 2009 dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) all'interno del progetto "Il gioco è una cosa seria" mette in evidenza che dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in soldi almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al 47%". Di questi, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono i minorenni, corrispondenti al 43% dei minori scolarizzati. Come mai è un fenomeno in aumento tra gli adolescenti??
Proprio per la sua natura.  L’adolescenza è un’ età  evolutiva, caratterizzata dall'impulsività, la ricerca costante di novità e di emozioni sempre nuove accompagnata da un forte bisogno di adrenalina, portando così all'aumento  della vulnerabilità dei giovani ad uso, a volte, patologico del gioco d’azzardo(comprese: slot machine, lotteria nazionale,gratta e vinci,estrazione,giochi di carte e scommesse sportive) e per questo problematico.
In questi ultimi anni i cambiamenti a livello culturale e sociale hanno ritardato sempre di più il
raggiungimento dell’autonomia; il giovane non sviluppa un vero e proprio riconoscimento di sé, si sente più fragile e si rivolge a “oggetti sostitutivi” esterni; fondamentalmente giocano perché non sanno cosa fare, per la voglia di sfida, per il divertimento, per svago, per sfuggire dalla quotidianità e dai problemi.
Tutti questi campanelli di allarme, aprono ad una riflessione profonda e alquanto problematica, che occorre sviscerare …………..ma quali sono veramente le politiche da sviluppare , gli interventi concreti che si possono adottare??non è forse il caso di parlare non di cura ma di prevenzione??

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