Nell’ era della tecnologia, della
trasformazione, della comunicazione, gli input che ci vengono dati dall'esterno
sono sempre maggiori e bisogna essere preparati ad affrontarli con gli strumenti
adeguati. Si è parlato di nuove dipendenze che si manifestano nell'età
adolescenziale, tra queste negli ultimi tempi, soprattutto in Italia ha bussato
alla porta delle famiglie: il gioco d’azzardo. È un fenomeno in crescita ,
l'Italia nel 2006 registra un 2,5% degli adolescenti con una vera e propria
“malattia del gioco”. Uno studio
condotto su 40.000 studenti nel 2009 dall'Istituto di fisiologia clinica del
Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) all'interno del progetto
"Il gioco è una cosa seria" mette in evidenza che dal 2008 al 2009 la
percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in
soldi almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al
47%". Di questi, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono i
minorenni, corrispondenti al 43% dei minori scolarizzati. Come mai è un
fenomeno in aumento tra gli adolescenti??
Proprio
per la sua natura. L’adolescenza è un’
età evolutiva, caratterizzata
dall'impulsività, la ricerca costante di novità e di emozioni sempre nuove
accompagnata da un forte bisogno di adrenalina, portando così all'aumento della vulnerabilità dei giovani ad uso, a
volte, patologico del gioco d’azzardo(comprese:
slot machine, lotteria nazionale,gratta e vinci,estrazione,giochi di carte e scommesse sportive) e per questo problematico.
In
questi ultimi anni i cambiamenti a livello culturale e sociale hanno ritardato
sempre di più il
raggiungimento
dell’autonomia; il giovane non sviluppa un vero e proprio riconoscimento di sé,
si sente
più fragile e si rivolge a “oggetti sostitutivi” esterni; fondamentalmente
giocano perché non sanno cosa fare, per la voglia di sfida, per il
divertimento, per svago, per sfuggire dalla quotidianità e dai problemi.
Tutti
questi campanelli di allarme, aprono ad una riflessione profonda e alquanto
problematica, che occorre sviscerare …………..ma quali sono veramente le politiche
da sviluppare , gli interventi concreti che si possono adottare??non è forse il
caso di parlare non di cura ma di prevenzione??

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